Elogio dell'entropia

Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi

Usque tandem mi pare troppo, usque triciclo

Da quasi due anni, dopo una breve disperata avventura dei Prodi boys, abbiamo al governo una sconclusionata armata Brancaleone di postfascisti, cattolici di comodo, liberisti illiberali, liberiste non liberate, tana libera a tutti, magnati magnaccia e magnapane a tradimento, federalisti, confederali, fedeliconfalonieri, federe senza guanciale, razzisti razziatori, razzetti di Capodanno, aspiranti razdegàn, razzolatori impenitenti nel ricco trogolo della politica, aspiranti all'impunità all'immunità e all'indennità parlamentare, anchormen e anchorwomen ancora a piede libero e comunque ancorati alla cadrega, orfani di Mastella e vedovi di Follini, forzitalioti, forzati del gossip, esponenti dei vari berlusconi fanclub e berlusconi fancùl, circoli della libertà, triangoli amorosi, rombi ittici ed onomatopeici, ex-attori, ex-conduttori, ex-giovani promettenti che continuano a promettere invano anche da persone mature, avvocati euganei che ripetono il loro verso "Mavà" al colto e all'inclita, inclinazioni inconfessabili, inclinate ai voleri del sultano, pinocchiesche ex-pinup.

A un bel momento la polenta la puoi scarugare, mesdare, rivoltare, pasticciare come ti pare, ma se la farina è scadente la polenta medesima resterà sempre immangiabile. Alla fine ti tocca mangiarla ma ti si piazza tra l'aorta e l'intenzione e ti fa "Ciao" per le due settimane successive.

Liberatoria arriverà poi una galoppante diarrea che ti lascerà più sfatto, esterefatto, sopraffatto di prima.

E il ciclo ricomincerà....

Dormiamoci su

Nove novembre duemila e otto. E' da poco cominciata la giornata e un uomo e una donna si guardano perplessi faticando a riconoscersi. I miti romantici fanno fatica a stare in piedi: bisogna costruirsi una bolla speculativa (speculativa nel senso filosofico del termine) entro la quale la realtà fatica ad entrare, bussa concitata ma nessuno le apre, e alla fine manda tutti affanculo e si ritira affranta. Nel loro caso non è mai stato così: la realtà si è sempre messa in mezzo con protervia, pretendendo, esigendo, spianando sogni e ridicolizzando desideri. E questa mattina ha decisamente sfondato gli argini ed allagato tutto. Non c'è più niente da fare (ma è stato bello sognare, direbbe qualcuno): l'amore che strappa i capelli è finito, non c'è mai stato, c'era a giorni alterni e mai per tutti e due nello stesso momento, comunque rimettere in scena le vestigia di un breve fulminante passato mette solo un'infinita tristezza.

Lui torna a casa. Non deve fare tantissima strada, sono al massimo cento passi e chi può dire chi dei due è Impastato e chi dei due è Badalamenti? Mettiamola così, sono tutti e due impastati a dirsi "Bada là, menti!!!!", e allora c'è una sola vittima: la felicità che nessuno dei due è più capace di costruirsi , entrambi troppo occupati a difendersi dal mondo per riuscire a vivere.

Lui, appena arrivato a casa, le manda un sms con una citazione evangelico-leopardiana che lei non capisce. Lui continua a recitare la parte dell'intellettuale nonostante abbia ormai il fisico e il look dell'inserviente di macelleria. Ma in qualche modo è prigioniero del personaggio che lei gli ha costruito addosso.

Poi, il silenzio.

Giustificato, intendiamoci.

Dalle lande estreme della nostalgia, lui ripesca uno struggente pezzo dei Modena City Ramblers che per un buon 80% sembra scritto per loro due com'erano o come loro piaceva illudersi di essere.

Farsi del male compiace il suo masochismo morale, il suo Super-Io punitivo non ancora sazio di vendetta, la fredda contemplazione della sua catastrofe umana, psicologica e socio-culturale.

La sua vena creativa inaridita rilascia spenti bagliori di un pur recente passato. Pochissima ironia, allegria zero, ma nonostante tutto uno sdrucciolo amore per la vita che forse copre come malriuscita formazione reattiva pulsioni autodistruttive estreme.

Dormiamoci su.

Modena City Ramblers: Ninna nanna

Camminavo vicino alle rive del fiume
nella brezza fresca
degli ultimi giorni d'inverno
e nell'aria andava una vecchia canzone
e la marea danzava correndo verso il mare.

A volte i viaggiatori si fermano stanchi
e riposano un poco
in compagnia di qualche straniero.
Chissa dove ti addormenterai stasera
e chissà come ascolterai questa canzone.

Forse ti stai cullando al suono di un treno,
inseguendo il ragazzo gitano
con lo zaino sotto il violino
e se sei persa
in qualche fredda terra straniera
ti mando una ninnananna
per sentirti più vicina.

Un giorno, guidati da stelle sicure
ci ritroveremo
in qualche angolo di mondo lontano,
nei bassifondi, tra i musicisti e gli sbandati
o sui sentieri dove corrono le fate.

E prego qualche Dio dei viaggiatori
che tu abbia due soldi in tasca
da spendere stasera
e qualcuno nel letto
per scaldare via l'inverno
e un angelo bianco
seduto alla finestra.

Direttamente dall'8 marzo 2007 in carenza di ispirazione. Buona vita a tutti quanti,

L'idea che lei aveva dell'8 marzo era ubriacarsi selvaggiamente insieme alla sua amica Rosaria e dimenticarsi che esistevano gli uomini.

Per San Valentino aveva ricevuto 49 sms in bilico fra il galante, l'arrapato e l'osceno e li aveva cancellati tutti, mentre ne aveva mandato uno all'unico uomo che non la cagava neanche nei momenti di più totale disperazione, e infatti non le aveva risposto neanche quella volta.

L'unico che si aspettava, che sarebbe stato tenero, saggio e infantile insieme, ovviamente non era arrivato. Non poteva sapere che lui ne aveva preparati, cancellati, rifatti una cinquantina, non ne aveva trovato alcuno degno di invio e alla fine ci aveva dormito sopra.

Poi sarebbe tornata a casa e avrebbe trovato suo marito semiassopito davanti a Bruno Vespa, il telecomando in mano e quattro bottiglie di Heineken vuote allineate in bell'ordine sulla moquette, forse con filo di birra sulla stessa, che sarebbe stato difficile da pulire e la avrebbe impegnata in ore di sfibranti tentativi.

Si sarebbe appoggiata alla finestra, nel tepore di una anticipata primavera, e avrebbe inseguito un pianto che la solleticava ma non ne voleva sapere di sciogliersi. All'improvviso la mano di sua figlia si sarebbe appoggiata sulla sua spalla e lei gliela avrebbe stretta spasmodicamente, e sarebbero rimaste lì a guardare quella città che non era la loro.

Forse la bambina avrebbe fatto la solita domanda, "Mamma, ce ne andiamo via io e te?" e lei avrebbe dato una delle possibili risposte, mutevoli a seconda dell'umore:

"Sì, tesoro, sì, la mamma ti porta via...".
"Ma ce la fai a stare senza il papà?".
"E i soldi chi ce li dà?".
"Stiamocene qui che si sta tanto bene....".


E lentamente, senza dolore, l'8 marzo sarebbe finito.

 

Metafisica del vicolo cieco (The Blind Alley Blues)

 

 

Come sarebbe bello planare sulla vita guardando dall'alto i possibili percorsi, i bivii, gli itinerari contorti, per vedere dove andare; e quando si è presa la corretta e saggia decisione atterrare, piegare le ali e procedere con proterva sicurezza.

E invece no. La stragrande maggioranza del genere umano è sprovvisto di metaforiche ali e non plana, procede a tentoni quando non striscia addirittura.

I più sagaci studiano quanto meno gli indizi lungo il cammino. Se vedono trote contorcersi cercando un'acqua che non c'è più, fanno proprio l'immortale verso di Adelmo Fornaciari Prevedo inondazioni Mostra immagine a dimensione interae valutano se munirsi di gommoni e salvagenti o cambiare strada. Se vedono cadaveri con la gola squarciata decidono se proseguire facendosi assassino o sentirsi vittime potenziali e rinculare con discrezione (se corri ti notano ed è peggio).

I più sprovveduti si ostinano a considerare i segnali lungo il cammino solo proiezioni illusorie di una pseudorealtà, e si muovono mossi dal sacro furore dell'ideologia e dell'utopia.

Essi credono di avere una mappa buona come coloro che dispongono di ali, ma (ahimè) la loro non è la mappa del tesoro, è un fallimentare tentativo del pirata Barbanera di fare il ritratto al suo fedele aiutante Eupremio Carruezzo. Quella che sembra la croce che localizza la destinazione finale è in realtà la cicatrice che il Carruezzo si produsse facendosi la barba con la scimitarra del feroce Salatino Riz Ortolani.  Quella che sembra una palma è un peduncolo che sta evolvendo in tumore benigno a giorni alterni. Quella che sembra la battigia dell'isola è la pappagorgia che raccoglie le numerose calorie in eccesso che il Carruezzo  ha ingurgitato durante i saccheggi meglio riusciti (mentre i compagni più prestanti si accoppiavano con splendide creole, morendo peraltro di complesse malattie veneree di lì a poco).

Leggendo la fallace mappa dell'Utopia, ben presto si finisce in un vicolo cieco. Ma non un vicolo cieco breve e vistoso, dal quale si può fuoriuscire in poco tempo dopo aver espletato gli smadonnamenti di rito. No. Si finisce in un vicolo cieco di lunghezza incredibile, affascinati dal suo andamento rettilineo che parrebbe promettere le magnifiche sorti e progressive di leopardiana memoria.

Quando, dopo mesi o anni di fiducioso cammino, il meschinello si imbatte in una roba che fa sembrare la muraglia cinese la palizzata del geometra Cambiaghi (idiotissimo vicino di casa con problemi di demarcazione del territorio da lupo marsicano) sono possibili diverse reazioni:

  • appalesandosi come disperata l'impresa di abbattere il biblico sbarramento, tentare un'avventurosa scalata alla Manolo Free Climber, per riuscire a salire solo di pochi metri ( e la sommità dell'immane muraglia si perde tra i cirri) per poi piantare dolorose culate sull'asfalto sottostante;
  • lanciare contro l'ottuso ostacolo le proprie onde cerebrali che digitano "Seiunillusione nonesisti" senza ottenere altro risultato che una noiosa cefalea con principio di allucinazione per la quale si intravede in trasparenza Roger Waters dalla parte opposta impegnato in uno dei suoi laboriosissimi acuti in semifalsetto;
  • immobilizzarsi di fronte al muro con le braccia conserte vedendo se cede prima lui o prima tu. La seconda che hai dèto;
  • vagolare tra l'incazzato e il costernato come l'innamorato di una canzone di Jannacci caragnando com'un matt.

Infine, addormentarsi con la guancia appoggiata alla gelida pietra, familiarizzando con il muro e considerandolo il proprio migliore amico perchè in fondo, suvvia, ci protegge dalla perfida Berlino Est od Ovest che c'è al di là.

 

Buona vita a tutti....

 

Il fenomeno ci fu, è finito. Lo commemoriamo, il resto è un mito.

L'altro ieri, in occasione della giornata della memoria, avevo allestito un post abbastanza completo ed enciclopedico che poi, al momento di essere editato, è sparito nelle pieghe del cyberspazio e ora vaga disperato per l'etere come i sei personaggi di Pirandello.

Sicuramente, al momento di licenziare l'elaborato e renderlo ufficiale e visibile, una qualche istanza inconscia si è fatta largo ed ha indotto il mio indice destro a pigiare dove non doveva.

Esaurito questo mio ennesimo stucchevole tributo alle suggestioni del maestro Carl Gustav Jung, che vedeva nell'inconscio non già una purulenta congerie di spazzature mentali da espungere quanto prima con decennali analisi (chi va piano va sano e va lontano) ma piuttosto la fonte di una profonda saggezza ecologica e collettiva che la coscienza razionale cercava di sopprimere per costruire risibili castelli di carte di finte certezze, edifici dall'architettura sbilenca di dogmi incontestabili, allucinati mosaici di elaborazioni empiriche....

fatto ciò, torno sul tema della giornata della memoria da diversa angolatura, e mi limito ad alcune minimalistiche, ma pure a mio insindacabile giudizio necessarie, considerazioni.

Come temevo, o forse ne ero tristemente certo, il tema dell'Olocausto è stato trattato per l'appunto come un temino di fine anno: come il racconto oleografico e vieppiù stinto e spento di una catastrofe naturale avvenuta, e ormai incastonata e incistata nella controversa storia del mio carissimo irresistibile incazzoso Novecento.

No!

La memoria dell'Olocausto non dev'essere la contemplazione di una cartolina datata e ormai lontana.

Nessuno ha parlato di ciò che a me, nella mia irreversibile saggezza/pazzia di ultracinquantenne, sembra drammaticamente vero.

I semi di un altro Olocausto sono ancora vivi e fertili negli interstizi del nostro mondo ultraglobalizzato ma non per questo pacificato.

Le radici di un'altra tragedia della follia, dell'ignoranza, dell'intolleranza, dell'uso strumentale e perverso di ragioni religiose, etniche, razziali sono tutt'altro che estinte.

Le tensioni tra Nord e Sud e tra Est e Ovest del mondo sono paradossalmente (ma forse neanche tanto) maggiori adesso che potenzialmente ogni cittadino dotato di un PC non troppo scassato e di una connessione Internet appena decente può raggiungerne ogni altro, e facendo questo produrre o subire qualche irreparabile danno.

Il Sud affamato e depredato si riversa comprensibilmente esagitato e con poca pazienza sul Nord affamatore e predone.

Maometto e Gesù hanno un bel dire "Ragazzi calma! Nè io nè lui abbiamo mai detto nulla di ciò che molti di voi pensano, dicono e sostengono in nome nostro!".

Nessuno li ascolta: ma meno li si ascolta e più si pensa di aver capito tutto del loro messaggio. Per conferma chiedere al pagano Calderoli e all'apostata Borghezio, e a legioni di integralisti islamici a cui nessuno ha insegnato a calare gli insegnamenti del Profeta nella meravigliosa bellezza della vita reale.

E' da questi grovigli di ignoranza e inacapacità di capirsi ed ascoltarsi che germina un possibile olocausto con la o minuscola, che forse non genererà milioni di morti tutti in una volta, ma che rischia di spegnere lentamente ma per sempre la qualità della vita di 6 miliardi di esseri umani.

 

 

 

La riesumazione di Craxi.

Bettino Craxi è stato sdoganato, riesumato, rievocato medianicamente, perfino accostato a Papa Wojtyla (Un noto avvocato patavino chioserebbe con un beffardo Ma dai....).

Qualcuno parla di riabilitazione, ma a me sembra che si muovano due ordini di considerazioni:

  1. Qualcuno usa il fantasma di Craxi per legittimare una politica dell'ago della bilancia che permetta, con una manciata di voti, di diventare il fulcro della vita politica combinando non pochi casini;
  2. Qualcun altro usa il fantasma di Craxi per dimostrare che vent'anni dopo nulla è cambiato, e gli statisti dediti solo ed esclusivamente al bene dello Stato vengono prima o poi esposti al pubblico ludibrio.

Siccome di lui avevo già parlato in tempi non sospetti (Si dice così no? E poi, e poi, che idea...) non mi pèrito di ripetere la mia opinione di allora, e anche di ora. Bettino Craxi ha incarnato con ammirevole completezza vizi privati e pubbliche virtù dell'ultimo scorcio della Prima Repubblica, omini vestiti a festa che continuavano i loro balletti sul Titanic che stava affondando.

Ma, come avrebbe detto Ennio Flaiano, la situazione era disperata ma non seria.

L'Italia era sopravvissuta ad un dopoguerra di totale distruzione, ad una crisi energetica che minacciava di lasciare tutti a piedi per l'eternità, agli anni di piombo e a quelli del riflusso.

Con arti e sortilegi che il mondo ci invidia l'Italiuzza di Cavour e Giolitti era entrata stabilmente nei top ten delle potenze economiche ed industriali del Pianeta. E quindi, perché preoccuparsi?

In particolare, la Milano sua e del suo amico Silvio era diventata la capitale europea della moda e del calcio, della televisione e della finanza, scippando in qualche modo questo ruolo alla plateale svergognata Roma della dolce vita che negli anni '60 era tornata ad essere per una breve stagione quasi caput mundi, per poi essere declassata a capoccia der monno 'nfame.

Di Craxi non si possono non ricordare almeno 3 momenti di virile fermezza.

  • Quando, di fronte a Ronald Reagan (non a Bushino l'Idiota) aveva impedito agli americani di fare la loro ennesima sgradevole sceneggiata da Far West in quel di Sigonella.
  • Quando, di fronte al Parlamento riunito, aveva pronunciato un discorso che, è vero,  sembrava ricalcare a un certo punto in modo inquietante l'omologo discorso di Mussolini del 1925 nella sua minacciosa struttura sillogistica (Se i fascisti sono una banda di delinquenti, io sono il capo di quella banda di delinquenti, e  Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale e sia nel 1925 che nel 1992 nessuno fiatò) ma con la differenza che l'apprendista Duce era sicuro e tranquillo di avere le chiavi dello Stato in tasca e quindi il suo discorso fu arrogante e smargiasso, mentre il Ghino di Tacco redivivo sapeva benissimo che la sua stagione politica e probabilmente anche umana si stava concludendo, e quindi il suo discorso fu decoroso e degno di menzione.
  • Quando infine, di fronte a un giovane e allora ancora italofono Tonino Di Pietro al processo Enimont, invece dei patetici oblii di Forlani descrisse con feroce fedeltà il sistema dei finanziamenti illeciti.

Poi scelse la fuga.

Qualcun altro, in una situazione simile vent'anni dopo, di fronte ad un sistema politico che rischia anch'esso di spappolarsi annichilito dalle sue stesse disfunzioni, contraddizioni, menzogne, artifici, sortilegi, trucchetti di bassa lega, leggi ad personam ad amicos ad quisquem id necesse est, non sceglie la fuga (che avrebbe un che di onorevole e purificatorio) ma anzi hic manet optime, intimidendo i giudici, lanciando contro i processi che lo riguardano ogni tipo di ciarpame e liquame legislativo che i suoi squaleschi principi del fòro possano escogitare.

E, a differenza di Craxi che, poer nano, quel sistema se l'era trovato già bello e impacchettato e non ha potuto far altro che adattarsi, l'attuale sistema l'ha costruito lui con una vecchia confezione del Piccolo Presidente del Consiglio, gioco di società che sta costando all'Italia in caduta d'immagine, sperperi, sostanziali ruberie neanche più di denaro contante, ormai passate di moda, ma di uso privato dei beni pubblici (aerei, residenze, RAI, Camera e Senato) più di quanto l'Italia stessa possa sopportare.

Il comico Paolo Rossi, che già nel 1991 aveva preconizzato nel monologo-canzone Lo squadrone la carriera politica del Berlusca:

Oh presidente,
oh presidente cavaliere generoso per mestiere;
oh cavaliere presidente, così tanto buono con la gente;
ma perché lei fa tutto questo per noi
e noi come possiamo contraccambiare?
Io non lo so, non le basta lo squadrone, no, no, no!
Non le basta neanche la fabbrica del carbone, no, no, no!
Né l'impero del salmone, no, no, no,!
Oh no, no, no! Presidente... 
lei è affascinante, 
ma comunque destinato,
ma comunque indirizzato…
alla guida dello stato, eh!

in molti speravano che ci avesse preso anche in questo sapido duetto con Cochi Ponzoni del 1995: 

Sì, ma al Nuovo che avanza  il Vecchio telefona!
Come?
Spiego, spiego il concetto. Ci sono voci, ci son voci che si telefonano tutti i giorni. Anche quando la sera prima litigano, tutte le mattine la telefonata alle 9: come stai? dormito bene?
ah, pensa!
  hai avuto incubi? Io ho sognato Borelli. Anch'io!                                                                                                    
e va be', quello è un incubo...
è tutto un incubo, capito ... oppure si parlano, si dicono le cose anche tipo: come sta Veronica, Van Basten, i figli, I Tre Saggi...
tutta la famiglia!
tutta la famiglia! dopodichè parlano delle cose importanti, di cui han sempre parlato, non so, Cossiga...
Cosa c'entra Cossiga?
Ma scusi, secondo lei uno che ha spiegato, ha raccontato agli Italiani prima come finiva Beautiful, e non ha spiegato dopo come è finito Moro secondo lei non c'entra? Beh, secondo me c'entra! Ma dove vive?
In Italia!
In Italia lei vive
Eh, certo!
Ecco. E invece l'altro, il Vecchio che telefona, no. Alla fine della telefonata manda sempre un saluto: "Ti mando un saluto da questa spiaggia lontana...
Oh, Hammamet, la mia prigione mia più bella sei tu!
commovente!
Silvio, consentimi.... che prima o poi vedrai, ci vieni anche tu!".

Così non è stato.

 

 

L'Humana Tragedia

Talora, nelle pieghe della vita
il pellegrin si trova ad incastrarsi
sia per l'asperità della salita
che per gli ostacoli da ogni parte sparsi.
E lì resta impigliato, e si lamenta
di quel destino a cui non sa sottrarsi
finchè la fiamma della speme è spenta.
Solingo stassi, privo di conforto
del suo destino quasi si accontenta
chè il cor si fa veloce, il fiato corto
arduo il cammino e lontana la meta.
E i miti frequentati per diporto
secondo i vaticinii del profeta
non trarranno d'impaccio il pellegrino
non ne faran nè un saggio nè un esteta.
Ma mentre guarda il mondo a capo chino
vittima di un'esistenziale crisi
al miserando eroe sembra persino
che, a parte la carenza di sorrisi,
da quella sosta tragga giovamento.

E naufragar nel mar degli indecisi
è quasi il suo più gran divertimento.

E non toccatemi Parma

 

 

Noi parmigiani (sia pure solo d'adozione come il sottoscritto) abbiamo un atteggiamento simile a quello di quelle mamme un po' apprensive e perfezioniste che trovano mille difetti al loro figlio discolo, deviante, talora addirittura caratteriale se non patologicamente perverso, e del suddetto figlio un po' delinquente sanno enumerare con fredda precisione i difetti sia pur più segreti ed inenarrabili. Ma insorgono inviperite non appena i difetti al figlio "bagolò" glieli trovano gli altri, urlando "Giù le mani dal mio bambino, cosa ne volete capire voi!!!!!".

Così, quando di fronte ai casi che reiteratamente proiettano la nostra Piccola Capitale agli onori della cronaca nazionale, e talora fin planetaria, giornalisti che hanno il disonore di non risiedere in città (se poi sono di Reggio Emilia è peggio che se fossero di Vladivostok) si esibiscono in giudizi tranchant e talora un po' supponenti se non smargiassi, il cittadino parmigiano insorge e si adonta.

Anzi, come è mio costume renderei ancora più precisa l'analisi e distinguerei tra il parmigiano del sasso costretto ad emigrare a Bologna, Milano o Roma (stranamente i parmigiani non emigrano mai a Frattamaggiore o ad Acqui Terme, ma solo in una di queste tre città); il parmigiano del sasso che non ha nessuna intenzione di recidere il cordone ombelicale;  e il parmigiano acquisito ("di complemento") che vive una travagliata storia d'amore con la città che lo ospita.

Categoria n. 1, Pramzan Strajè                                                           

Costui reagirà alle critiche sulla "sua" Parma con garbata ironia in punta di fioretto, talvolta addirittura fingendo vilmente di sottoscriverle in toto, "e altrimenti perchè me ne sarei andato?", arrivando talvolta ad usare la figura retorica della "reductio ad absurdum" dettagliando e documentando talmente tanto la critica da renderla del tutto irreale, dopo di che si ritirerà nei dorati salotti della sua città d'adozione dicendo tra sè  e sè "Giustizia è fatta".

Categoria n. 2, Pramzan dal Sass del tipo "Perma e po pù"

Costui reagirà impugnando l'equivalente dialettico di una roMostra immagine a dimensione interabusta scimitarra arroventata, intinta nel curaro e percorsa da scorpioni sahariani (quelli dalla puntura letale come il suo alito) e cercherà metaforicamente di usare la medesima puntando ai flosci e ormai da tempo inutilizati attributi del giornalista che ha osato parlare di Parma senza saper parlare il dialetto come Bargnoc'la, e ne distruggerà con poche e sapienti espressioni di scherno ogni parvenza di competenza e prestigio professionale.

Categoria n. 3, Pramzan pr'amor o par forsa o al sa gnan lù parchè

Costui non potrà accampare alcun vincolo di sangue con la città, e reagirà piuttosto come un marito ben consapevole della tendenza della moglie a non disdegnare avventurazze con bellimbusti che (secondo lui) non sarebbero neanche degni di lustrargli le scarpe, cioè pensando tra sè e sè "Ma allora è vero, mi sono innamorato di una città che la dà via a tutti basta che abbiano soldi e faccia tosta.", dopo di che cercherà di passare per le armi gli autori dell'infame gossip e si innamorerà vieppiù della fedifraga.

Nell'ordine, per puri fini esemplificativi: Alberto Bevilacqua, Vittorio Adorni, Flaco Biondini

 

 

Che delusione 'sto terzo millennio, aridatece er novecento......

Con quali aspettative, durante il secolo scorso, ci si avvicinava progressivamente al 2000, parecchi lo ricordano. E' altrettanto vero che esisteva una corrente paracagliostriana che indulgeva ad incoercibili fobie per la serie "Mille e non più mille". E infine, verso la metà del 1999, si cominciò a parlare dell'eventualità che l'intero sistema informatico planetario (già allora, attraverso una ancor giovane Internet, talmente interconnesso da risultare del tutto globalizzato) andasse in tilt confondendo il 2000 col 1900.

Ricordo che in una furia da scoop intercontinentale mi ero collegato nel pomeriggio del 31 dicembre 1999 tramite ICQ con un netfriend di Sydney già opportunamente nel terzo millennio mercè la differenza di fuso orario, per chiedergli nel mio oxfordiano inglese "Would you mind telling me if any sort of consequences occurred concerning the millennium bug problem?" e lui, due ore dopo, mi aveva australianamente risposto "No consequences, same shit as before", espressione quest'ultima che definirei pudicamente non rendibile in italiano.

Amareggiato e disilluso nella speranza di vedere i miei magri, ma allora ancora attivi, interessi bancari moltiplicati per cento, mi ero consolato tenendo banco per tutta la serata come un Pulitzer della bassa padana con l'epocale notizia che col millennium bug si potevano fare le mozzarelle (freddura che vi farà ridere la prossima settimana ahahahah).

Il 2000 era arrivato. La star tanto attesa saliva finalmente sul palcoscenico. Ma solo per suscitare una progressiva crescente delusione in chi l'aveva tanto attesa.

Altro che motore del 2000 che avrà lo scarico calibrato e un odore che non inquina... Altro che Futura che si muoverà e potrà volare, nuoterà su una stella, come sei bella... Altro che 2000 alle porte dell'Universo.

Ci avevano preso un po' di più i Rolling Stones che nella loro 2000 man, Uomo del 2000, immaginavano nel 1967 un marito fedifrago che preferiva un computer a sua moglie (Well, my wife still respects me, I really misuse her, I have having an affair with a random computer, Mia moglie mi rispetta ancora ma io la tratto da cani, figuratevi che ho una relazione con un qualsiasi computer, fulminante anticipazione del cyber-onanismo odierno).

Ci aveva preso abbastanza anche Wenders nella sua biblica profezia futuristica di Fino alla fine del mondo, immaginando una Terra di megalopoli crudeli e violente, in cui la tecnologia avrebbe decisamente ucciso la natura e il gadget più a la page sarebbe stato (oltre al videocitofono) la macchina per rivedere ad libitum i propri sogni.

Vediamo cosa ha prodotto questo ventunesimo secolo nel primo decimo della sua estensione:

L'epidemia della Mucca Pazza (non si tratta nè di Amy Winehouse nè di Lady Gaga ma di encefalopatia bovina)

 

Il più grande attenato terroristico di tutti i tempi

Il consolidamento dell'Unione Europea con l'adozione della moneta unica

La diffusione della SARS

La caduta prima, la cattura poi, l'esecuzione stile Sartana infine di uno degli ultimi tiranni rimasti in  circolazione.

La più violenta ribellione della Natura contro la specie umana con 400.000 morti

L'uragano Kathrina rivolta come un calzino New Orleans

Con il fallimento della Lehman Brothers il sistema capitalistico di matrice americana mostra al mondo la sua fase di avanzata decomposizione

La Fiat spopola in America e la stampa internazionale la dipinge come "la salvatrice della General Motors". Vabbè, sarà....

Una donna vagamente somigliante a Letizia Moratti e un signore bello giovane e anche abbronzato, come direbbe qualcuno che citeremo tra poco, si battono per le semifinali delle elezioni presidenziali americane. Il secondo vince e poi si conferma anche in finale.

Scoppia la prima influenza-bufala mediatica della storia dell'umanità, è meno letale di un'influenza normale ma casca in un momento in cui la stampa boccheggia in cerca di notizie. La colpa se la prende il maiale, che da noi a Parma è considerato bestiola docile e benemerita, pronta ad immolarsi sull'altare della maldicenza e sulle tavole imbandite.

A tenere alto l'onore dell'Italia dopo la morte di Pavarotti provvede Berlusconi, eletto rock-star dell'anno 2009 dalla rivista Rolling Stone.

In zona-Cesarini, Obama inaugura la riforma del sistema sanitario americano. Se entrerà pienamente in vigore, negli USA non si rischierà più di morire per mancanza di copertura assicurativa.

Non v'è traccia alcuna di risoluzione dei problemi della fame, sete e mortalità infantile nel Sud del mondo, sempre più colonia asservita di un manipolo di affaristi che fanno sembrare Fabrizio Corona un boy scout.

Non v'è traccia alcuna di riduzione dei dislivelli economici e sociali tra ricchi e poveri, anzi in tutto l'Occidente la soglia della povertà si alza drasticamente ed essere a stipendio fisso diventa una jattura.

Di AIDS e di cancro  si muore sempre di meno ma in compenso ci si ammala sempre di più.

Nelle due superpotenze economiche e culturali del pianeta esiste ancora la pena di morte.

 

Le notizie buone sono evidenziate in varie sfumature di blu, quelle così così in varie sfumature di giallo, quelle catastrofiche in rosso.

Fate un po' voi...

 

 

 

 

Il pessimismo cosmico del terzo millennio.

A volte il dolore ha un aggancio preciso e univoco a circostanze esterne ben definibili: per quanto cocente, è normale e fisiologico che passi: o perché le circostanze esterne non sono definitive, e potranno cambiare da sole o per un qualche intervento riequilibratore di chi quel dolore subisce e non lo trova affatto divertente; o, più spesso, perché quelle circostanze, per quanto immutabili e definitive (vedi il caso di un decesso o di un addio definitivo con riaccompagnamento con un partner più bello bravo simpatico ricco intelligente colto) sono passibili di essere digerite metabolizzate e infine beffardamente defecate.

Ma ci sono casi in cui il dolore è pervasivo e metafisico, ormai indipendente dal mondo esterno: è una risposta malsana e paradossale a qualunque cosa accada. E allora nulla può essere mai più veramente ed autenticamente piacevole, anzi le occasioni di piacere vengono accuratamente schivate perchè se ne teme la transitorietà e/o illusorietà, che renderebbe ancora più mesto e meschino il ritorno al sempiterno squallore.

Mentre i piccoli contrattempi della vita quotidiana altro non sono che la dimostrazione che nulla di buono o positivo potrà mai capitarti. Non sai spiegare come o perché, ma non li vivi più con fastidio ma con rassegnazione, senti di meritarteli: e loro, come mendicanti invadenti, ben vedendo che non fai nulla per superarli, ti si incrostano addosso come una sedimentazione calcarea, proliferano e si moltiplicano come un brutto male.

Prima di potertene accorgere, sei avviluppato in una fitta rete di disgrazie vere o presunte che alla fine diventa quasi ospitale ed accogliente: un caldo morbido bozzolo dall'interno del quale (dove ormai più nessuno riesce a penetrare e a venire accolto) puoi compatire e commiserare la tua ormai ineluttabile e quasi compiuta catastrofe.

Comincia un altro anno, e già senti che non solo sarà peggiore del precedente, ma renderà il precedente (in un ricordo inutile e gratuito) quasi gradevole.

Anzi, farai di tutto perché ciò succeda. E non v'è dubbio alcuno che ci riuscirai.